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I distretti industriali

Come in tutte le economie moderne, anche in quella veneta ed in quella padovana l'agricoltura ha attraversato, nel secondo dopoguerra, un rapido processo di ristrutturazione. Va ricordata l'importanza che ha avuto l'ingresso dell'Italia nel Mercato Comune Europeo e, quindi, l'avvio della politica agricola comune.

Essa ha certamente avuto effetti sia positivi che negativi sull'agricoltura padovana, al di là del ruolo esercitato dalla politica agricola comunitaria sull'agricoltura veneta e padovana, si deve rilevare come l'agricoltura, in generale, sia stata sottoposta all'influenza di forze che ne hanno modificato profondamente la struttura stessa.

In primo luogo, il trasferimento di crescenti quote di lavoratori dai campi alle fabbriche.
La manodopera agricola è stata, in effetti, il grande bacino dal quale ha attinto la nascente industria padovana. In una prima fase, una parte rilevante di lavoratori agricoli ha trovato impiego parziale nelle attività manifatturiere. In una fase successiva, vi ha trovato impiego definitivo.

Si è trattato, dunque, di un processo graduale, contrassegnato dal trasferimento di addetti dal lavoro nei campi al lavoro nelle industrie e nei servizi. Lo testimonia il fatto che negli ultimi cinquant'anni gli addetti all'agricoltura nel padovano sono passati da 128.311 unità del 1951 a 12.281 unità nel 2003.

Tuttavia, alla diminuzione della popolazione attiva nel settore ed ad una graduale contrazione delle superfici destinate alle produzioni agricole, si riscontra un graduale aumento della produttività del lavoro nei campi. Non in tutte le aree della provincia di Padova il fenomeno della diminuzione dei lavoratori agricoli è avvenuto con la stessa intensità. Nella bassa padovana il fenomeno è stato leggermente attenuato rispetto all'area centrale ed a quella settentrionale. La fuoriuscita di lavoratori dall'agricoltura ha consentito una buona razionalizzazione delle aziende agricole, con un conseguente aumento della loro produttività.

Nel contempo, anche l'agricoltura padovana ha gradualmente modificato la struttura delle proprie produzioni. Ciò è avvenuto in virtù del modificarsi dei gusti dei consumatori e dell'evoluzione degli atteggiamenti collettivi nei confronti delle abitudini alimentari. A sua volta, l'esplosione del turismo di massa, anche a Padova, ha favorito consumi agricoli rivolti a soddisfare le esigenze di una clientela vasta e dal reddito medio piuttosto elevato, il che ha dato impulso alla orticoltura. In effetti, i prodotti più significativi dell'agricoltura padovana sono i cereali, gli ortaggi, la zootecnia.

Una caratteristica importante dell'agricoltura padovana è il suo crescente grado di integrazione con le attività più strettamente industriali ed una crescita significativa della cultura imprenditoriale nell'agricoltura stessa.
L'integrazione fra attività agricole ed attività industriali è enfatizzata dalla presenza di una importante struttura di ricerca scientifica, Agripolis, che si pone come centro propulsivo dell'agricoltura non solo padovana, ma veneta. Se l'agricoltura padovana ha saputo trovare ampi spazi di integrazione con l'industria, è anche vero che essa ha rappresentato la base per importanti attività commerciali nel settore, a cominciare dal commercio internazionale di sementi ed a quello, sempre internazionale, delle carni.

Le caratteristiche strutturali dell'agricoltura padovana possono essere sintetizzate (dati censimento 2000):                  
Aziende agricole: 26.082 (13,6% della Regione Veneto)
Superficie utilizzata (ettari): 135.668,13 (15,9% della Regione Veneto)
Capi bestiame: n. 8.060.850 (16,2% della Regione Veneto)